Erasmo Iacovone
Autore: Marco Sebastio
Iacovone, l’ultima bandiera

Trentuno anni dopo i sogni dei più piccoli non sono più affidati a un pallone in una busta di plastica, a due zaini poggiati sul cemento, ai portieri volanti; bensì a una scatola nera e a un joypad che dal comodo divano di casa rendono possibile qualsiasi prodezza. Trentuno anni dopo campionati e coppe vengono spalmati su tutta la settimana. Anticipi, postici, recuperi. Moderni discendenti della sigla di “90 minuto” alla domenica pomeriggio e della “Domenica Sportiva” in seconda serata. Trentuno anni dopo sulle divise societarie i nomi dei calciatori campeggiano su numeri alle volte improponibili. 99, 1+9, 18… schizzofrenia algebrica, a dispetto della simmetria del tempo che fu. Maglie dall’1 all’11. 1 il portiere, 2 il terzino destro, 3 il sinistro… E così via.
Trentuno anni dopo quel terribile scontro. Una Alfa Romeo 2000 a fari spenti sulla Taranto – San Giorgio. Uno schianto. Una giovane vita spezzata. E con essa i sogni di una città che andavano via. In quell’incidente moriva a ventisei anni Erasmo Iacovone. Cresciuto nella Omi Roma, l’attaccante di Capracotta debutta in serie D a soli diciannove anni. È il 1971. Triestina, Carpi, Mantova: è tra la serie C e la serie D che si consuma la carriera di Iacovone. Fino al 31 ottobre 1976, data storica per il calcio rossoblu. Il giorno dell’esordio di Iaco. Fu Seghedoni a fare pressioni sul presidente Fico per il talentuoso ventiquattrenne. Preso prima in comproprietà col Mantova e, successivamente, riscattato. Un’operazione costata in totale 400 milioni di lire, un investimento spropositato per l’epoca. Subito ripagato all’esordio. Sul campo del Novara il Taranto è sotto di un gol. Fin quando non spiove un pallone in area. Stacco di Iacovone e per un attimo il tempo pare fermarsi. Fermo il calciatore proteso in volo verso il pallone, ferma la sfera quasi ad aspettarlo. Il Taranto pareggia mentre Taranto impara a conoscere la magia dei colpi di testa del giovane di Capracotta. Che per altre sette volte (in ventisette partite) farà gridare di gioia il popolo rossoblu. Di cui diventa presto l’idolo. Il Taranto conserva la serie B terminando nono il campionato di serie B 1976/1977.
Petrovic, Giovannone, Cimenti, Panizza, Dradi, Nardello, Gori, Romanzini, Iacovone, Selvaggi, Turini. Non c’è tarantino innamorato della palla che rotola che non conosca a memoria questa formazione. Quella del Taranto stagione 1977/1978. La stagione di sogni e gioia trasformati in rimpianto e dolore. Guidato da mister Rosati, il Taranto ben figura in Coppa Italia: tra le vittime di quello squadrone il Pescara che milita in serie A. Ma è in campionato che gli undici di Rosati fanno sognare una città intera. Con l’Ascoli che fa campionato a sé, le piazze a disposizione per un campionato trionfale restano tre. E il Taranto lotta per esse. Accarezzando quel sogno mai realizzato a queste latitudini: la prima categoria. Il momento più bello di quella marcia trionfale alla undicesima giornata. La città è in fermento: il Taranto ospita il Bari. In uno stadio Salinella gremito i locali sono fermi sullo zero a zero, quando Iacovone guadagna una punizione dal vertice destro dell’area avversaria. Traversone verso un liberissimo Iacovone, che stoppa la sfera e la pianta sull’erba dell’area di rigore. Qualche passo verso il portiere in uscita. E poi la magia. Un tocco sotto morbido e lo stadio che impazzisce di gioia. Risultato finale: Taranto 1 – Bari 0. Tre giornate dopo il Taranto è secondo a sei punti dall’Ascoli e incalzato a due lunghezze di distanza da Avellino e Lecce. Virtualmente in serie A.
Sei giornate più tardi il più tremendo e doloroso degli scherzi del destino. È il 6 febbraio 1978 e il Taranto ospita la Cremonese. Iacovone si batte come un leone cercando la via del gol. Ma quando non trova Ginulfi a chiudere la saracinesca sono i legni a negargli la gioia del gol. Dell’ultimo gol. Un amico, gestore di un ristorante, invita quella sera il giovane Erasmo a uno spettacolo di cabaret. Poco dopo la mezzanotte, il calciatore prende la sua Diane-6 per fare ritorno verso casa. Un violento schianto sulla fiancata sinistra e un corpo sbalzato a metri di distanza.
Gia nella notte l’obitorio del “SS. Annunziata” diventa meta di pellegrinaggio. Compagni di squadra, dirigenti, giornalisti. E i suoi tifosi. È l’alba quando le radio svegliano la città con la tremenda notizia, rendendo necessario un vero e proprio servizio d’ordine. Il giorno successivo una folla sterminata accompagnerà Erasmo Iacovone dalla chiesa San Roberto Bellarmino alla Salinella. È davanti a 15mila tifosi che Iacovone scende per l’ultima volta in campo. Per l’ultima volta e per sempre. “In questo momento esprimo l’impegno a far intitolare al tuo nome questo stadio. Addio, Erasmo”. Questa l’ultima promessa, nel commosso saluto del presidente Fico. Promessa mantenuta, legando per sempre le sorti dei rossoblu al nome di Erasmo.

L'indimenticabile Iacovone
Erasmo Iacovone
(Capracotta, 22 aprile 1952 – San Giorgio Ionico, 6 febbraio 1978)
| Stagione | Squadra | Categoria | Num. presenze | Num. reti |
| 1971-72 | OMI Roma | D | 24 | 2 |
| 1972-73 | OMI Roma | D | 1 | - |
| nov. 72-73 | Triestina | C | 13 | - |
| !973-74 | Carpi | D | 32 | 13 |
| 1974-75 | Mantova | C | 33 | 11 |
| 1975-76 | Mantova | C | 31 | 11 |
| 1976-77 | Mantova | C | 6 | 7 |
| Ott. 76-77 | Taranto | B | 28 | 8 |
| 1977-78 | Taranto | B | 20 | 9 |


